Come già sappiamo, la tricopigmentazione è la tecnica di iniezione di pigmenti all’interno del cuoio capelluto allo scopo di simulare la presenza di capelli. Il pigmento utilizzato nella maggior parte dei casi è bioassorbibile e biocompatibile, quindi semipermanente. Tuttavia, raramente si eseguono anche tricopigmentazioni con pigmenti permanenti. Ora cercheremo di analizzare le differenze e di conseguenza i vantaggi e gli svantaggi delle due tipologie di pigmenti.

Differenze e analogie

tricopigmentazione permanente

Entrambi i tipi di pigmentazione permettono di correggere inestetismi quali calvizie, diradamenti o cicatrici. La differenza sta, appunto, nei diversi tipi di pigmenti utilizzati; semipermanente o permanente. Ciò che rende il pigmento permanente tale sono le particelle che lo compongono, ovvero particelle con dimensioni superiore ai 20 micron. Le particelle di dimensione inferiore ai 20 micron, come quelle che compongono il pigmento semipermanente, vengono espulsi dal corpo umano durante il processo di fagocitosi. Di conseguenza, essendo i pigmenti permanenti di dimensioni superiori, non vengono espulsi e rimangono in sede a vita.

Tricopigmentazione permanente

Sicuramente quel che attrae della pigmentazione permanente è il suo apparente vantaggio in termini economici e la promesso di un effetto duraturo, senza necessità di altre sedute in futuro. La tricopigmentazione permanente ha come risultato finale la stessa qualità che permette anche l’alternativa semipermanente. Inizialmente il risultato soddisfa a pieno le aspettative; il problema inizia a presentarsi con il passare del tempo.

Questo particolare passaggio è molto simile a ciò che avviene nel tatuaggio classico. A distanza di alcuni anni, sarà possibile vedere un progressivo scolorimento, delle volte addirittura uno spiacevole cambio di colore, e, inoltre, l’allargamento dei punti realizzati durante il trattamento. Per cui, è vero, nei primi anni un trattamento di tricopigmentazione permanente non ha bisogno di sedute di mantenimento, ma queste ultime saranno imprescindibili più in avanti per contrastare la perdita di qualità. In ogni caso tali ritocchi non potranno mai restituire la qualità iniziale. Di conseguenza, il risparmio tanto paventato inizialmente sarà vanificato.

Oltretutto, bisogna sottolineare il fatto che la pelle è soggetta a cambiamenti nel tempo, ed è perciò instabile. È oltremodo incauto praticare pigmentazioni permanenti su una parte del corpo instabile e soprattutto così visibile. Non da sottovalutare sono anche le variazioni di gusti personali, per cui una tricopigmentazione seguita può non soddisfare le proprie esigenze dopo diversi anni.

Se, in un futuro, voleste cambiare acconciatura o comunque modificare l’attaccatura o tipo di effetto desiderato, dovreste ricorrere al laser per disfarvi dei pigmenti permanenti. Il laser, si sa, può risultare doloroso e può provocare danni irreversibili ai follicoli piliferi, oltre che essere costoso. Ovviamente, questo problema non si presenta con una tricopigmentazione semipermanente.

Conclusioni

Dopo questo breve excursus appare evidente il vantaggio della tricopigmentazione semipermante rispetto a quella permanente. Riassumendo, la promessa di costi economici risulta del tutto falsa considerando i costi dei ritocchi futuri per mantenere la qualità. Il costo, inoltre, aumenta esponenzialmente se in un futuro si dovesse decidere di ricorrere alla rimozione laser per disfarsi di un’acconciatura non più soddisfacente. Con la tricopigmentazione semipermanente, d’altra parte, il rischio di un risultato non soddisfacente non si pone in alcun modo. Tale trattamento è del tutto reversibile adattabile a qualsiasi cambio di preferenze o esigenze nel corso del tempo.

Ora la decisione finale sta a voi, utilizzate le informazioni acquisite con saggezza!