Tricopigmentazione2021-07-10T08:14:51+00:00
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La Tricopigmentazione è la nuova frontiera della micropigmentazione, è la tecnica di iniezione di pigmenti particolari per simulare la presenza del capello in ricrescita. È particolarmente efficace per coprire zone diradate o del tutto glabre, oppure come complemento al trapianto di capelli.

tricopigmentazione

Il capello è ricostruito a livello visivo, spesso infatti si sente parlare di Tricopigmentazione 3D, proprio per il suo effetto tridimensionale e realistico. Nota: per tricopigmentazione 3D non si intende assolutamente la creazione dell’effetto tattile; la tricopigmentazione non ricostruisce il capello, ma crea l’effetto ottico della sua presenza. Tale trattamento è eseguito con l’aiuto di una speciale strumentazione e un tipo particolare di pigmento, entrambi diversi da quelli impiegati per il tatuaggio classico. Diversa è anche la formazione che richiede: il tricopigmentista specializzato deve essere necessariamente competente nell’ambito tricologico.

La storia della Tricopigmentazione

Il padre della Tricopigmentazione è Ian Watson, il CEO di HIS Hair Clinic. L’idea è nata nel 2002 in seguito alla sua totale perdita di capelli, per questo motivo Ian Watson inizia a creare punti con una matita da trucco sullo scalpo. Notando che l’effetto ottico era piacevole e soprattutto funzionale, inizia a teorizzare il tatuaggio dei capelli. L’idea risulta così innovativa e funzionale che nel giro di qualche anno questa viene adottata e sviluppata dai professionisti di micropigmentazione in tutto il mondo. Questa idea semplice ma geniale, combinata con l’esperienza di professionisti nel campo della tricologia ha dato i frutti di cui oggi possiamo godere.

In particolare, in Italia la tricopigmentazione prende piede dal 2010 in poi. La voce si sparge su internet, nelle varie community sulla tricologia. Ad oggi, anche in Italia, le tecniche di tricopigmentazione sono state migliorate al punto da garantire risultati incredibili.

Tricopigmentazione e tatuaggio classico

tricopigmentazione Molto spesso, purtroppo, la tricopigmentazione viene confusa con il tatuaggio classico. Non potrebbe esserci errore più grave; soprattutto vista la quantità di persone che si sottopone a tricopigmentazione eseguita dai tatuatori con esiti disastrosi. La tricopigmentazione e il tatuaggio classico differiscono per diversi aspetti, tra cui il materiale impiegato, gli strumenti, la tecnica e soprattutto la durata.

Per quanto riguarda il materiale, la tricopigmentazione agisce su un’area del corpo particolarmente delicata e per questo motivo adopera un tipo di pigmento bioriassorbibile e biocompatibile per non rischiare alcun danno o allergia. L’inschiostro per tuatuaggi, invece, pigmenti organici e delle volte anche tracce di metalli pesanti.

Gli strumenti utilizzati dal tricopigmentista e il tatuatore sono diversi, basta pensare all’ago del tatuatore, il quale è decisamente più lungo e spesso in quanto il pigmento utilizzato nel tatuaggio classico penetra più in profondità rispetto a quello richiesto dalle tecniche di tricopigmentazione.

La tecnica che impiega il tricopigmentista è sicuramente meno invasiva per non danneggiare la cute. Innanzitutto, prima di iniziare il trattamento, il tricopigmentista ha bisogno di effettuare una visita preventiva per valutare la situazione del paziente e stabilire se è possibile effettuare il trattamento in primis. In secondo luogo, l’ago utilizzato nella tricopigmentazione penetra meno in profondità rispetto al tatuaggio a causa del tipo di pelle su cui viene applicato.

La durata è significativamente diversa a causa del tipo di pigmento utilizzato. La tricopigmentazione ricorre al pigmento semipermanente in quanto più vantaggioso e utile allo scopo desiderato. Il tatuaggio classico invece è permanente e non ha bisogno di essere ripetuto, rimane impresso nella pelle a vita.

Gli effetti possibili

La tricopigmentazione permette di simulare il capello in ricrescita a prescindere dal vostro look e dal tipo di diradamento del soggetto. Esistono svariati effetti proprio per assecondare le esigenze di ogni paziente e risolvere al meglio il disagio causato dalla perdita di capelli.

  • Effetto Rasato: questo tipo di effetto è stato studiato appositamente per chi presenta una testa completamente rasata o quasi. Si tratta del trattamento più gettonato. I puntini realizzati, in questo caso, vanno a rappresentare il capello in ricrescita, tipico della rasatura. Affidandosi a specialisti competenti, è possibile ottenere un risultato impossibile da distinguere dai capelli reali.
  • Effetto Densità: è l’effetto scelto e consigliato per coloro che hanno una capigliatura abbastanza lunga e soprattutto una zona diradata non significativa. Realizzando un effetto densità è possibile nascondere la discromia che si crea tra il colore della pelle e quello dei capelli.
  • Camouflage delle cicatrici: questo particolare effetto è utilizzato per camuffare le cicatrici dovute a trapianti o altri traumi fisici. Anche in questo caso è possibile coprire del tutto la discromia che si crea tra la pelle danneggiata della cicatrice e il resto del cuoio capelluto.
  • Effetto ibrido: l’ultima innovazione a marchio TricoRepair™ unisce i vantaggi dell’effetto rasato ai vantaggi dell’effetto densità per incontrare al meglio le esigenze del paziente e dare il risultato migliore possibile.

Pressapoco ogni effetto elencato ha bisogno di tre sedute per completare il trattamento. La prima servirà da visita in cui capire la strategia migliore da adottare e stendere una prima base che sarà poi rinfoltita durante la seconda e la terza seduta.

Mantenimento

tricopigmentazione Il pigmento utilizzato nella tricopigmentazione, tradizionalmente, è semipermanente. Ciò vuol dire che nel tempo l’effetto realizzato tenderà a svanire a causa dei processi naturali dell’organismo. L’impiego del pigmento semipermanente è in realtà molto vantaggioso, a differenza di quello che potrebbe sembrare di primo acchito. Laddove un trattamento di tricopigmentazione permanente attira i pazienti con la promesso di un costo mantenuto e l’assenza della necessità delle sedute di mantenimento, studiando più a fondo appare evidente quanto sia rischioso sottoporsi a quest’ultimo. Mentre i primi tempi il risultato ottenuto sarà sicuramente soddisfacente, a distanza di anni il colore inizierà a sbiadire o addirittura a cambiare colore, così come avviene con i tatuaggi classici. Per cui si dovrà necessariamente ricorrere a delle sedute correttive, che tuttavia non restituiranno il look iniziale. Oppure si dovrà addirittura ricorrere alla rimozione laser, mai piacevole e soprattutto abbastanza costosa.

D’altra parte, l’utilizzo del pigmento semipermanente, richiede sì le sedute di mantenimento, ma permette una flessibilità assolutamente vantaggiosa. In primis, è un trattamento reversibile: nel giro di qualche anno (in genere, dai 2 ai 4 anni) senza effettuare ritocchi, sarà possibile sbarazzarsene del tutto. In secondo luogo, è adattabile alla variazione dei vostri gusti ed esigenze. Parliamo per esempio dell’avanzare dell’età. Con il passare del tempo, l’hairline andrebbe rialzata per rispettare la morfologia del viso, ciò non è possibile con la tricopigmentazione permanente. Non da sottovalutare è il cambio del gusto personale. Nell’arco della vostra vita è impossibile che non vogliate rivoluzionare il vostro look. Con un massimo die due sedute di mantenimento all’anno la tricopigmentazione semipermanente vi permette di assecondare i cambi del vostro viso e delle vostre esigenze.

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